Moda
Ode alla subcultura Gabber

Se uscire in tuta e Air Max è diventato trendy dovete ringraziare una crew di ragazzi di Rotterdam che dagli anni ’90 ballano techno

Nasce nei primi anni ’90 a Rotterdam, Olanda, da un mix tra tifosi del Feyenoord e ragazzi delle aree suburbane che iniziano a fondersi per ballare musica hardcore (techno potente e accelerata che va dai 160 ai 200 bpm e oltre) anche per contrapporsi ai coetanei della più “fighetta” Amsterdam. Si fanno chiamare gabber, e oltre alla musica, sono interessati a un’estetica fatta di teste rasate, tute per ballare comodi tutta la notte e marchi iconici, soprattutto italiani, come Fila, Sergio Tacchini e Diadora, ma anche Lonsdale, Fred Perry e immancabilmente Adidas. Ai piedi, rigorosamente Nike Air Max, ma anche Vans, Adidas e Puma customizzate dai più grandi stilisti contemporanei.

Alexander Wang X Adidas Original

Teste rasate ai lati o interamente, bomber, petto nudo e catenina, top sportivo, calze a rete e pantaloncini per le donne, il fenomeno gabber è una sottocultura che in Europa riguarda prevalentemente la working class urbana, fatta di sobborghi e periferie anche culturali, esteticamente contigua a hooligan e Skinhead, ma che rifiuta connotazioni politiche. Negli ultimi anni però se ne sono appropriati tantissimi brand di lusso in collaborazione con marchi sportivi: su tutti Supreme con Louis Vuitton, Adidas con Alexander Wang e Marcelo Burlon con Kappa.

Valentina Monti / Alessandro Di Giacomo
3/1/2018

Marcelo Burlon County of Milan

Louis Vuitton X Supreme

Marcelo Burlon X Kappa