Summer home
Manichini Bonaveri

I più belli del mondo

La vita di tutti noi è spesso un paradosso. Ma la vita di un manichino, di un ottimo manichino, lo è ancora di più. Sospeso tra la necessità di essere invisibile (non può certo rubare la scena all’abito che indossa) e quella di avere l’anima necessaria a far volare quell’abito e donargli un’irresistibile fisicità per farlo vivere davvero.
Il successo di Bonaveri, numero uno al mondo nel design e produzione di manichini d’alta gamma, sta tutto nell’aver risolto brillantemente questo paradosso, riuscendo a creare i manichini che tutti noi abbiamo visto, senza vederli, nelle vetrine di tutti i designer più importanti. Nei musei di tutto il mondo che dedicano mostre alla moda. Negli atelier di chi detta le tendenze.

Romano Bonaveri ha 22 anni nel 1950, costruisce i carri in cartapesta del carnevale di Cento (Ferrara) e la casuale frase di un amico sarto gli fa nascere l’intuizione giusta: “anche i busti della mia sartoria sono fatti in cartapesta”. Così viene fondata l’azienda oggi presente in tutte le vetrine che contano (Louis Vuitton, Hermès, Tom Ford, Brunello Cucinelli, Lanvin, Valentino, per dirne alcune), ne produce tra i 18 e i 20.000 l’anno, e ha uffici di rappresentanza in ogni continente. A Renazzo di Cento, piccolo puntino nelle nebbie della pianura padana, nascono busti in cartapesta prima, manichini in plastica negli anni ‘60, mentre dagli anni ‘90 in poi si utilizzano anche resine, parti in legno o rivestimenti in tessuto (con un’expertise davvero unica al mondo).

È qui che vengono gli stilisti per scegliere la nuova linea che vogliono imprimere alle proprie collezioni e all’immagine del proprio brand. È qui che si sperimenta, partendo dal modello in creta dell’atelier di scultura, dove si fa ricerca partendo da modernissimi scanner corporei e dove il personale proviene dalle accademie di belle arti, per trovare le forme più adatte ad esaltare gli abiti, ma anche a trasferire un concetto di bellezza e modernità che i tanti contraffattori del marchio non sono ancora riusciti ad eguagliare.

Una storia nella migliore tradizione manifatturiera italiana, che oltre a rappresentare le nostre eccellenze, ci fa compiere un viaggio lungo 60 anni nell’evoluzione del concetto di bellezza e in quella dell’industria della moda.

— Un viaggio lungo 60 anni nell’evoluzione del concetto di bellezza

Le forme e gli stili del manichino, da quelli iperrealisti degli inizi, con trucco, occhi di vetro e parrucche cotonate, alle forme stilizzate, essenziali e diafane di oggi, ci raccontano di come la bellezza non sia univoca e immobile, ma cambi e si evolva con i mutamenti sociali. Ma, con la loro diffusione e affermazione, narrano anche il cambiamento del commercio, della sempre maggiore pervasività della moda e dei comportamenti d’acquisto nelle vite delle persone. Di come gli stilisti, dagli anni ’90 in poi, siano diventati molto più che designer di abiti, ma abbiano creato un proprio mondo fatto di stili di vita, ambientazioni, e un’idea di bellezza che solo un manichino fatto a regola d’arte, con la capacità di risolvere un paradosso, è in grado di trasferire.

- Articoli correlati